lunedì 2 maggio 2016
La storia di Savino
Mi rimandiamo ad una bella intervista ad un nostro amico, Savino, che ha una storia molto sofferta legata a questa malattia che non si deve considerare malattia !
http://www.cosmopolismedia.it/categoria/19-ambiente/10916-ripetitor-non-iuvat.html
lunedì 21 dicembre 2015
La esperienza di 'Caterina' su VanityFair
come da accordi qui trova il mio pezzo dedicato agli elettrosensibili pubblicato sul sito di VanityFair.it.
lunedì 6 luglio 2015
giovedì 18 dicembre 2014
Una petizione al Ministro della Salute
Su proposta della associazione : Robins des Toits
LA PIU’ GRANDE PETIZIONE FILMATA EUROPEA
Come rivolgere la propria testimonianza video al
Ministero della Salute?
Al fine di essere il più possibile visibili presso
le autorità sanitarie è necessario utilizzare i social networks.
Noi abbiamo scelto youtube per la sua popolarità.
Una testimonianza filmata ha più impatto che delle
firme.E’ un procedimento molto semplice e rapido. Fatevi aiutare se avete
bisogno. Utilizzate un qualsiasi apparecchio video.
Grazie a questo lavoro collettivo le nostre
difficoltà vengono messe in evidenza.
Possiamo
creare insieme la più grande petizione filmata Europea, il sito you tube è: www.youtube.com/electrosensible.
E’
necessario rispettare qualche regola:
- Cominciate
la vostra testimonianza con “Rivolgo la mia testimonianza al Ministero
della Salute”;
- Siate
brevi, la durata non deve superare i 90 secondi. Spiegate la vostra
situazione attuale, ciò che vivete, l’impatto sociale e familiare. Potete
inoltre rivolgere una domanda al Ministero della Salute. Fate riferimento
ai video già online;
- La
vostra testimonianza video non deve contenere riferimenti religiosi,
politici o il nome di terapie;
- Ponetevi
di fronte all’apparecchio video, potete, se desiderate, leggere il vostro
testo;
- Assicuratevi
della qualità del suono, questo è molto importante;
- Utilizzate
il formato 16/9;
- Non
indossate protezioni che coprano il viso, il vostro viso deve essere
scoperto;
- L’ideale
è effettuare la registrazione all’aperto facendo attenzione a non essere
contro luce;
- Il
vostro file video ci deve essere inviato tramite il sito di trasferimento
files: www.wetransfer.com
all’indirizzo mail seguente: ondessensibles@gmail.com
;
- Contemporaneamente
inviateci tramite posta ordinaria la vostra autorizzazione firmata alla
messa in onda al seguente indirizzo: Robins des Toits, 33 rue d’Amsterdam
75008, Paris.
In
due parole fatelo grazie a tutti per la vostra partecipazione.
domenica 23 novembre 2014
venerdì 17 ottobre 2014
Peter un elettrosensibile inglese
Vi rimando ad un articolo con foto sulla vita di Peter Lloyd che vive in una casa di legno senza elettricità ...
venerdì 3 ottobre 2014
Federica, architetto, 36 anni
Federica, architetto, 36 anni
La mia esperienza di elettrosensibile è
cominciata nel 2011, quando ho scoperto, durante la mia prima gravidanza di
avere delle difficoltà ad usare il telefono cellulare, ai tempi un Iphone.
All’inizio era solo una leggerissima sensazione di calore all’orecchio, ma con
il passare dei mesi il dolore è aumentato, si è irradiato a tutta l’area destra
della testa, e sempre accompagnato da persistenti emicranie e senso di
vertigini per una ventina di minuti dopo ogni brevissimo utilizzo di cellulare.
A poco a poco ho cominciato ad utilizzare
l’auricolare, e col tempo l’auricolare è diventato per me uno strumento
indispensabile, anche se non ha mai annullato del tutto i sintomi. L’orecchio
mi si scaldava ugualmente, e avvertivo lo stesso un senso di vertigine accompagnato
a nausea.
Allora ho cominciato ad usare solo il vivavoce,
a ricevere solamente le chiamate e parlare pochissimo, tenendo il telefono in
mano e parlando ad alta voce. All’inizio andava bene così, nonostante i disagi
e l’imbarazzo di dover parlare anche se molto raramente e se pur a bassa voce
in pubblico e fare ascoltare ad altri la telefonata. Ma da alcuni mesi ho
cominciato ad avere problemi anche così. Dopo ogni utilizzo la mano comincia a
formicolarmi, la sento rigida e debole, non riesco a stringere il pugno per
afferrare gli oggetti, è come intorpidita. La sensazione dura anche un’ora dopo
ogni breve utilizzo del telefono. Da alcune settimane ho cominciato ad
utilizzare il telefono appoggiato ad un tavolo, e parlare ad alta voce, in modo
da non doverlo toccare in nessun modo durante l’utilizzo. Ho appena acquistato
il kit per cellulare della società americana RF Safe contro le radiofrequenze.
Ho usato l’auricolare schermato solo una volta, fra un po’ di tempo potrò
raccontarvi se mi ha portato qualche beneficio o meno.
Ho comunque previsto di riprendere a utilizzare
un telefonino all’antica, per alleviare sensibilmente il mio problema, almeno
quello con i telefoni. Stesso discorso per le reti wifi con le quali entro in
contatto. Avverto stanchezza cronica, difficoltà a concentrarmi, senso di
vertigine, nausea, formicolio alle mani e forti emicranie.
Anche se il dispositivo wifi è spento in casa,
avverto quello degli altri che attraversa le stanze e raggiunge casa mia. Il
disagio sta assumendo proporzioni invalidanti considerato che oramai il wifi si
trova ovunque: treni, camere d’albergo, bar e ristoranti. Nella nuova macchina
che ho preso ho eliminato ogni connessione bluetooth. Stessa cosa per il forno
microonde. Stessa cosa per il telefono cordless. Ho eliminato ogni tecnologia
cordless dentro casa. In ufficio il disagio persiste, sono architetto e quindi
costretta ad utilizzare il pc per lunghi periodi, il lavoro sta diventando
davvero difficile da gestire. Mi sento sempre stanca, fatico a concentrarmi,
oggi ho utilizzato il wifi per più di un’ora e mezza e il dolore alla testa e
il senso di vertigine ha cominciato a farsi sentire, anche con dolore
posteriore agli occhi.
Sto cercando una casa isolata, da poter
schermare da ogni tipo di segnale esterno, lontano da ripetitori e antenne, ed
è facile intuire come questa patologia riservi gravissimi disagi nella vita
quotidiana di chi ne soffre. Ad esempio non posso minimamente avvicinarmi ad un
forno a microonde in funzione, e ad ogni tipo di apparecchio che emana questo
tipo di onde. Il malessere diminuisce solamente dopo aver effettuato attività
fisica come la corsa, in luoghi non contaminati come il bosco, per almeno
mezz’ora. Conoscere le esperienze di altri elettrosensibili trovo debba rappresentare
un punto fermo per cercare di capire se esiste una qualche patologia pregressa
che ci accomuna, io ad esempio soffro di tiroidite autoimmune di Hashimoto, o
comunque per condividere l’iter terapeutico che si sta intraprendendo, per
valutarne benefici e carenze.
Chiedo che questa patologia venga resa
pubblica, venga ufficializzata, migliaia di persone ne soffrono magari senza
saperlo e non sono in grado di definire il loro malessere. Dobbiamo
sensibilizzare la popolazione e le istituzioni sui danni irreversibili che
compiono le onde elettromagnetiche sulla nostra salute, e soprattutto sulla
salute dei bambini. Desidero che questa patologia venga riconosciuta dal
servizio sanitario nazionale, come già stato fatto in molti altri paesi
d’Europa.
Desidero essere tutelata per quello che ritengo
un abuso incontrollato che fanno di queste tecnologie Mercato e Istituzioni ai
danni della salute dei cittadini, e lo dico come cittadina e come lavoratrice.
Voglio denunciare l’omertà che circola intorno a questo fenomeno, perché
controproducente a livello di interessi economici. Ascoltare le esperienze di
altri elettrosensibili ci rende meno soli, perché la cosa peggiore è raccontare
la propria patologia agli altri e non essere creduti, essere guardati come esseri
bizzarri, ricevere sguardi tra l’ostile e l’incredulo alla richiesta di
spegnere ogni connessione per motivi di salute, cosa che quasi mai succede,
visto che quasi mai veniamo presi sul serio. La cosa che fa più male del dolore
è venire considerati alla stregua di fanatici, idealisti no global
anti-tecnologici capaci di inventarsi patologie immaginarie per giustificare
fenomeni che non si condivide.
Le persone asintomatiche non capiscono che un
giorno o l’altro potrebbe capitare anche a loro. L’elettrosensibilità non
predilige un target, colpisce nel mucchio: giovani, vecchi, uomini, donne,
vegetariani, carnivori, sani, malati, tutti. Parteciperò in prima persona a
qualsiasi mobilitazione si voglia intentare per vedere riconosciuta la nostra
patologia, lo scopo è proteggere noi da questo fenomeno devastante, ma
soprattutto tutti i bambini, le generazioni future, che sono le prime vittime
della più grande follia di questo inizio secolo e che a oggi sono davvero le
uniche vittime indifese. Noi adulti non siamo indifesi, abbiamo la nostra voce
per farci sentire per chiedere tutto ciò che è nostro diritto, sarà lunga e
difficile, ma ogni giorno guadagnato sarà un giorno in più liberi
dall’elettrosmog.
Dobbiamo provarci almeno per loro.
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